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Ubicato nell'estrema punta meridionale della Sicilia,
il Forte di Capo Passero
è una pregevole opera di architettura militare
realizzata agli inizi del '600.
Meticolose ricerche storico-archivistiche
permettono oggi di conoscerne la vera storia.
L'ARCHITETTURA DEL FORTE
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Il forte spagnolo dell’Isola di Capo Passero presenta una singolare configurazione stilistica e architettonica che non trova eguali nel resto della Sicilia. Edificato sul punto più alto dell’isola, alla quota di circa 20 metri sul livello del mare, poggia con il suo imponente "massiccio" sulla tenace roccia calcarea che qui affiora diffusamente e che, nel tempo, ha garantito stabilità alla struttura. La costruzione ha perimetro quadrato, con lati di 35 metri. Il basamento, scarpato e privo di aperture, si innalza fino alla quota di 4 metri dal piano campagna; da detta quota si snoda il primo livello, raggiungibile dall'esterno attraverso una rampa di scale originariamente diritta (come appariva in un disegno del 1640), e successivamente a forma di elle.

La scala, posta sul lato che prospetta ad est, si interrompeva ad un paio di metri dall’ingresso e l’accesso al forte era consentito solo attraverso un ponte levatoio. Sopra il portale d’ingresso si staglia ancora lo stemma del re Filippo III (figlio di Filippo II e nipote di Carlo V), salito al trono di Spagna e di Sicilia nel 1598. Lo stemma, in bassorilievo, è costituito da un’aquila che regge uno scudo con insegne araldiche. Dopo 400 anni, nonostante la grave usura del tempo, se ne possono ancora distinguere gli elementi essenziali.

L’aquila
, coronata, ha le ali piegate verso il basso e volge la testa a destra. Lo scudo, dai contorni nitidi, è sormontato dalla corona reale e cinto dal collare del Toson d’Oro. Anche gli artigli e la coda dell’aquila sono ben visibili. Per contro, le insegne araldiche raffigurate all’interno dello scudo (le armi di Castiglia e di Leon, di Aragona, del Regno del Portogallo, del Regno di Gerusalemme, della Borgogna, del Brabante, della Fiandra e Anversa) non sono più leggibili a causa dei processi di corrosione. Autore dello stemma fu il mastro netino Gaspare Butera, che il 12 marzo 1609 venne remunerato con quindici onze "per sua mastria di haver scolpito et lavorato l’armi di Sua Catholica Maestà nostro signore re Philippo III".

I muri esterni della fortezza sono costituiti da blocchi regolari di arenaria ai quattro angoli e, per il resto, da muratura di pietrame calcareo rivestita di intonaco. Tutta la costruzione è concepita attorno ad una corte quadrata, con lato di dodici metri circa. Al centro si trova una grande cisterna (realizzata nel 1615) dove veniva convogliata l’acqua piovana proveniente dalla terrazza attraverso un sistema di grondaie.

Gli ambienti del primo livello, quindici in tutto, non hanno aperture verso l’esterno (lo spessore dei muri raggiunge i quattro metri) e prendono luce ed aria unicamente dalla corte. Ai quattro angoli le stanze sono quadrate e con volte a padiglione, in muratura di laterizi; le altre, invece, sono rettangolari e con volte a botte.

Subito a sinistra del vano d’ingresso si trova la piccola cappella dedicata alla Santissima Annunziata al cui interno vi è la tomba (da tempo violata) dell’alfiere spagnolo Lope di Medrano, castellano del forte, qui sepolto per sua volontà testamentaria. Sul pavimento una lastra tombale in marmo, conservatasi intatta, ci ricorda la data di morte del Medrano: primo settembre 1631, XV indizione. Da una pianta del 1802, redatta da ingegneri militari italiani, deduciamo che a sinistra della cappella si trovava la sagrestia e proprio sull’architrave dell’ingresso di tale vano ancora oggi si legge questa iscrizione che reca la data del 1701: "Melius est invidia urgeri quam commiseratione deplorari" (“meglio essere invidiato che commiserato”). (vedi foto)

I tre vani in successione, dopo la sagrestia, costituivano invece l’abitazione del Cappellano. Seguivano, in senso orario, l’abitazione del Munizioniere, nella stanza ad angolo, poi quella del Marinaro (cioè il barcaiolo) e quella del Guardiano dell’artiglieria. Veniva poi la stanza con il forno per la cottura del pane, l’abitazione della Tavernara (ad angolo) e la taverna per il rancio. C’erano ancora altri due vani ad uso dei soldati e la stanza del barbiere (ad angolo). Un piccolo ambiente adiacente al vano d’ingresso, di appena due metri per due, era adibito a Sala di disciplina.

Anche le sedici stanze del piano superiore sono per lo più prive di aperture verso l’esterno, fatta eccezione per otto di esse che prendono luce da piccole finestre. Un ballatoio, sostenuto da grandi mensole, contorna il perimetro della corte, disimpegnando le stanze di questo livello.

La disposizione e le dimensioni dei vani riflettono per lo più quelle del piano terra, con lievi differenze; stessa analogia mostrano i soffitti, con volte a botte per le stanze rettangolari e a padiglione per quelle quadrate negli angoli. In questo livello si trovavano gli appartamenti del Comandante e degli altri ufficiali. Il Comandante vi abitava insieme alla propria famiglia ed occupava tutti i vani posti sul lato est. Seguivano, in senso orario, l’abitazione del Medico, l’Ufficio del Comandante (nella stanza ad angolo), gli alloggi dell’Offiziale Distaccato e di altri soldati.

Sull’ampia terrazza di copertura, cinta da un basso parapetto, era piazzata l’artiglieria. Sul lato ovest il muro della terrazza si innalza fino a quattro metri ed in passato fungeva da sostegno per la copertura di un manufatto, che nella legenda della citata pianta del 1802 veniva definito Barraccone ove sono riposti i giochi d’armi e l’artigliaria.

In corrispondenza dello spigolo di NE si trova la torretta circolare del faro della Marina Militare con due piccoli locali per la strumentazione tecnica. Dagli anni ’90 il faro funziona elettricamente, con alimentazione da energia fotovoltaica, mediante controllo telematico a distanza. La sua portata luminosa è di 10,8 miglia nautiche.

Nelle immediate vicinanze del forte si osservano due piccoli fabbricati in muratura di pietrame, uno completamente in rovina, (sul lato nord) e l’altro ancora in piedi (sul lato sud), ma in pessime condizioni di conservazione, non essendo stato compreso nel progetto di restauro. E’ probabile che questi manufatti siano stati realizzati durante i lavori di costruzione del forte, nei primissimi anni del ‘600, e utilizzati per il deposito di materiali o adibiti a stalle per i cavalli.

Nel 2007 il Forte di Capo Passero è stato restaurato e recuperato dall'oblio in cui era sprofondato da molti anni grazie al Progetto Integrato Territoriale (PIT) "Ecomuseo del Mediterraneo", volto alla riqualificazione e valorizzazione delle risorse storiche, architettoniche e naturalistiche del territorio siracusano. Determinante è risultata la collaborazione tra la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa, la Provincia Regionale di Siracusa e il Comune di Portopalo di Capo Passero, il cui intento era quello di rendere fruibile questo importante monumento e consentirne l’utilizzo per eventi e manifestazioni di carattere culturale.

Il progetto di "Restauro del Forte Spagnolo di Capo Passero", inserito nel POR Sicilia 2000-2006, è stato redatto dalla Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Siracusa. Il finanziamento principale proviene da fondi FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale).

(ultimo aggiornamento: 11/06/2014)

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