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Tra la fine di settembre e i primi di ottobre
giunge a Capo Passero il corsaro ottomano
Dragut. La sua flotta è costituta da trenta vascelli
con circa tremila uomini a bordo. Contrariamente a quanto affermano
molti storici, Dragut non distrusse la fortezza spagnola dell'Isola
di Capo Passero (che non era stata ancora costruita) ma una piccola
torre d'avvistamento chiamata Torre di Capo Passaro
(oggi Torre Fano). Lo testimoniano vari documenti
dell'epoca.
Con una lettera spedita da Palermo il 28 aprile,
la Deputazione del Regno, presieduta dal vicerè
Marcantonio Colonna, ordina all'ingegnere regio
Giovanni Antonio del Nobile di recarsi a Capo Passero
"a riconoscer diligentemente le torri et forti che vi bisognino".
L'ingegnere è tenuto a realizzare "un disegno
in quella prospettiva che sia bisogno per intiera intelligenza
del negozio". A fine dicembre arriva
a Capo Passero l'architetto Camillo Camilliani.
Il progetto da lui redatto di un forte da costruire sulla penisola
del Passarino (l'attuale Isola di Capo
Passero) non verrà preso in considerazione.
Il 10 ottobre la Deputazione del Regno,
presieduta da Giovanni Ventimiglia, marchese
di Geraci (Presidente del Regno), scrive
ai giurati di Noto esprimendo la ferma volontà di "metter
in essecutione l’opera lungamente procurata d'un forte designato
a Capo Passaro" per una spesa preventivata di 18.000
scudi, chiedendo un aiuto finanziario. Altre lettere dello stesso
tenore vengono inviate ai giurati di Siracusa
e al governatore di Modica.
Il 25 marzo il vicerè Bernardino
de Cardines, duca di Maqueda, nomina
depositario dei denari della fortezza il barone netino
Carlo Giavanti. In primavera iniziano i lavori di costruzione
del forte sotto la direzione tecnica dell'ingegnere regio
Diego Sanchez (definito negli atti notarili ingegnerius
fabrice Pachinni). Dal 12 maggio 1599 al
20 maggio 1600 il barone Giavanti eroga
allo spagnolo Geronimo Trugillo "pagador
de las fabricas di Cabo Paxaro", in dieci soluzioni,
un totale di 2500 onze per pagare le maestranze e i materiali
da costruzione.
Il 27 luglio i tre Bracci del Parlamento siciliano
(ecclesiastico, militare e demaniale) offrono al re Filippo
III un donativo di 21.000 scudi per "fortificare
il Capo Passaro", da riscuotersi in tre anni imponendo
un’apposita tassa a tutte le città e terre del Regno
di Sicilia.
In primavera, dopo un'interruzione durata tre
anni, riprendono i lavori di costruzione della fortezza. A presidiare
il Capo Passero, fin dal mese di febbraio, il
vicerè Lorenzo Suarez de Figueroa, duca
di Feria, aveva inviato una compagnia di fanteria spagnola
al comando del capitano Alvaro Vives Sedano.
Il 15 gennaio viene redatto il capitolato d’appalto
per i lavori di completamento della fortezza (realizzazione degli
alloggi destinati ai soldati e agli ufficiali). Il vicerè
incarica il capitano d'armi Alfonso Madrigal,
commissario generale delle torri e delle guardie marittime, di
dare "a staglio" i lavori tramite gara d’appalto.
Il 15 marzo si ha notizia che i lavori sono già
stati dati in appalto. Risulta aggiudicatario mastro Domenico
Caristi, messinese, residente a Palazzolo. Secondo gli
accordi contrattuali, alla fabbrica devono lavorare almeno dodici
mastri muratori effettivi, oltre ai manovali necessari. Ad aprile,
su richiesta del capitano Giovanni Arrojo, nuovo
soprintendente del forte, il vicerè dispone di far arrivare
da Siracusa, via mare, due cannoni, trenta archibugi e trenta
mezze picche "per guarnitione e defensione della torre
novamente fabricata nel Capo Passaro".
A settembre la fortezza è completata
sotto la direzione tecnica dell'ingegnere Giulio Lasso.
Gli ultimi interventi riguardano la posa in opera di "tres
tabulas lapideas": lo stemma del re
Filippo III, quello del vicerè Giovanni
Ferdinando Paceco e una lapide commemorativa "cum
literis sculptis". Il 2 ottobre
giunge alla fortezza il vicerè Giovanni Ferdinando
Paceco, marchese di Vigliena, insieme
a tutta la sua famiglia e ad un numeroso stuolo di notabili, ministri,
ufficiali, soldati e personale di corte. Probabilmente il vicerè
è atteso per presiedere alla cerimonia di inaugurazione.
Lo stesso giorno il vicerè e il suo seguito proseguono
per Noto (Antica) dove si soffermano fino al
5 ottobre.
Sotto il viceregno di Pietro Giron, duca
d'Ossuna, la guarnigione del forte è costituita
da un caporale, un cappellano, nove soldati semplici, due artiglieri
e un barbiere.
Erasmo Magno da Velletri, in navigazione su
una galera toscana lungo le coste del Mediterraneo a caccia di
navi barbaresche, a fine maggio giunge a Capo Passero e realizza
un disegno del forte, il più antico ad oggi conosciuto.
Il primo settembre muore l'alfiere Lope
di Medrano, "castellano"
della fortezza di Capo Passero sin dal 1623. Per sua volontà
testamentaria viene sepolto nella cappella del forte, "sutta
la fonti di l’acqua benedetta", dove ancora oggi
si trova la lastra tombale in marmo che reca inciso il suo nome.
Sposato con la nobildonna netina Dororea Sortino,
il Medrano morì molto probabilmente di peste. Nell’Archivio
di Stato di Siracusa, sezione di Noto, è custodito il testamento
scritto di proprio pugno dal Medrano pochi giorni prima di morire.
Il maestro incisore e disegnatore Francesco Negro,
su incarico del re Filippo IV, realizza il primo
rilievo architettonico (planimetrico e prospettico) del forte
di Capo Passero.
Il pittore olandese Willem Schellinks, nel
suo tragitto verso Malta, si ferma una notte a Capo Passero e
ritrae una "veduta pittoresca del forte di Capo Passaro".
Un documento notarile del 21 settembre ci informa
che la cappella ubicata all’interno della fortezza è
dedicata al Santissimo Sacramento. Gli storici l'hanno sempre
attribuita alla Madonna dell’Annunciazione.
Si ha notizia del proditorio assalto di due vascelli nemici
che mette a repentaglio la sicurezza del forte. Grazie però
all'intervento della milizia della città di Noto vengono
"discacciati li riferiti nemici dal detto forte".
Il vicerè Claudio Lamoraldo, principe
di Ligne, si congratula dell'impresa con i giurati di
Noto "havendo servito per negotio cossì importante
alla Real Corona, come è il soccorso e difesa del suo forte".
Il forte è presidiato da soldati spagnoli al comando
del capitano don Manuel Bustamante. La guarnigione
conta 10 soldati semplici, un munizioniere, due artiglieri, un
tamburino, due barcaioli (uno è italiano) e un barbiere,
più il cappellano don Filippo Arcera.
L'ingegnere militare italiano Giuseppe Formenti
realizza una planimetria a volo d'uccello della "Pen
isla y castillo de Cavo Pajaro".
La guarnigione del forte conta 25 soldati spagnoli con a capo
il castellano, don Francesco Carta, originario
di Palermo.
Il forte è presidiato da soldati tedeschi.
A ottobre il cavaliere siracusano Gaspare
Diamante, carcerato nel forte per ordine di Sua Eccellenza
il Vicerè, si suicida gettandosi dalla terrazza.
In forza di un breve apostolico di Papa Benedetto XIV
(5 marzo 1753) viene sancito che la piccola cappella
del forte non può garantire l'immunità ecclesiastica
a colore che, in conflitto con la legge, si rifugiano al suo interno.
L'aristocratico scozzese Patrick Brydone, autore
del libro "A tour trhough Sicily and Malta",
giunge a Capo Passero il 2 giugno e ne descrive
i luoghi e la fortezza. Dalla conversazione con un ufficiale della
guarnigione viene a conoscenza "che il forte di Capo
Passaro serve come luogo d'esilio per i delinquenti militari".
Il reo Francesco Iaconelli della città
di Agrigento viene portato nel carcere del forte per scontare
una pena detentiva. Lo Iaconelli riesce a fuggire dopo aver "discassato"
la prigione, ma viene riacciuffato dopo due giorni di ricerche.
Il pittore Louis Ducros, nel suo viaggio in
Sicilia, ritrae l'isola e la fortezza in un dipinto dal titolo
"Vue du Cap Passaro (Pachynum Promontorium)".
Il sacerdote Antonino Maria Tedeschi, in un
manoscritto dal titolo "Commentari sacro-politici
di Noto", interpreta erroneamente un passo
del libro "De rebus netinis"
di Vincenzo Littara (1593) affermando
che il "Castello detto di Capo Passaro" fu
distrutto da Dragut nel 1526.
La falsa notizia è riportata dal parroco Simone
Sultano nel libro "Pachino e i suoi
dintorni" (1939) e successivamente
da altri autori, compresi autorevoli storici, in molte pubblicazioni.
Il "governatore" del forte è lo spagnolo
Michele Cortada. Il cappellano "regij
oppidi castri Pachini" è don Luca Bonfiglio.
Leonardo, Gabriele e Francesco
Chiaramida sono marinai barcaioli a servizio del forte.
Carmelo Melfi è "medicus fisicus".
Pietro Russo, oriundo di Spaccaforno,
è "barbitonsor".
A novembre alcuni ingegneri militari italiani
redigono la pianta del forte con la rappresentazione dei tre piani
e la distribuzione degli alloggi e delle stanze di servizio.
A dicembre lo scrittore e drammaturgo
inglese John Galt, nel tragitto da Siracusa a Malta,
è costretto dal maltempo a ripararsi presso il Capo Passero.
Nel suo resoconto di viaggio "The autobiographi
of John Galt" lascia un'interessante testimonianza
della sua visita al forte, sostenendo che "il piccolo
castello è usato come luogo di confino per criminali che
sono stati condannati ad una reclusione perpetua".
L'ufficiale della marina britannica sir William Henry
Smyth, nel corso di un'indagine conoscitiva sulle fortificazioni
costiere siciliane, viene ospitato a Capo Passero dal comandante
del forte, don Orazio Mottola, "vecchio
gentiluomo d’antico stampo, con venerabili capelli bianchi
e le decorazioni dell'ordine di Costantino sulla sua antiquata
ma linda uniforme".
Ufficiali militari austriaci redigono la pianta e la sezione
del forte di Capo Passero.
E' l'ultimo anno in cui è attestata la presenza di militari
nel forte a guardia di carcerati condannati per reati comuni.
Viene costruito un piccolo faro sullo spigolo
di nord-est. Il forte inizia ad essere abitato da personale della
Marina Militare che provvede all'accensione notturna
dell’impianto. Si tratta di un faro diottrico di quinta
classe, ad una fiamma, a luce intermittente bianca con splendori
rossi, con portata di 14 miglia.
Il faro viene sostituito con uno più moderno alimentato
con gas acetilene. Negli anni della prima guerra mondiale il forte
è presidiato da una squadra di artiglieri dell'Esercito
italiano che coabita con i militari della Marina.
Per l’accensione del faro viene adottato il meccanismo
olandese "a valvola solare", alimentato a gas
propano. Appena il nuovo congegno è in grado di funzionare
autonomamente, finisce il servizio di guardianìa al faro
e la gestione viene affidata ai responsabili del vicino Faro
Cozzo Spadaro.
In seguito all'applicazione dei D.P.R. n° 365
e n° 637 del 30/08/1975, con i quali viene
sancito il passaggio delle competenze in materia di beni culturali
e ambientali dallo Stato alle Regioni, il forte di Capo Passero
diviene proprietà della Regione Siciliana.
Vengono avviati dei lavori di restauro del forte sotto la direzione
della Soprintendenza ai Monumenti della Sicilia Orientale.
Il faro funziona elettricamente, con alimentazione da energia
fotovoltaica, mediante controllo telematico a distanza. La sua
portata luminosa è di 10,8 miglia mentre la caratteristica
luminosa è: luce 1", eclissi 2", luce 1",
eclissi 6", periodo di 10"
Si porta a compimento, dopo quasi tre anni di lavori, il restauro
del forte, grazie al Progetto Integrato Territoriale
(PIT) Ecomuseo del Mediterraneo
che vede la collaborazione tra la Soprintendenza ai BB.CC.AA.
di Siracusa, la Provincia Regionale
di Siracusa e il Comune di Portopalo
di Capo Passero. Il progetto è inserito nel POR
Sicilia 2000-2006. Il finanziamento principale di 1.807.600
euro proviene da fondi FESR (Fondo Europeo
Sviluppo Regionale).
L'8 settembre si svolge, a Portopalo di Capo
Passero, la cerimonia ufficiale di inaugurazione del forte.
La struttura sarà resa fruibile ai turisti ed utilizzata
per manifestazioni culturali.
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