Il Forte di Capo Passero
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Ubicato nell'estrema punta meridionale della Sicilia,
il Forte di Capo Passero
è una pregevole opera di architettura militare
realizzata agli inizi del '600.
Meticolose ricerche storico-archivistiche
permettono oggi di conoscerne la vera storia.
CRONOLOGIA DELLE VICENDE STORICHE
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1563

Tra la fine di settembre e i primi di ottobre giunge a Capo Passero il corsaro Dragut. La sua flotta è costituta da trenta vascelli con circa tremila uomini a bordo. Contrariamente a quanto affermano molti storici, Dragut non distrusse il forte spagnolo dell'Isola di Capo Passero (che non era stato ancora costruito) ma una piccola torre d'avvistamento chiamata Torre di Capo Passaro (oggi Torre Fano). Lo testimoniano vari documenti dell'epoca.

1583

Con una lettera spedita da Palermo il 28 aprile, la Deputazione del Regno, presieduta dal viceré Marcantonio Colonna, ordina all'ingegnere regio Giovanni Antonio Nobile di recarsi a Capo Passero a riconoscer diligentemente le torri et forti che vi bisognino. L'ingegnere è tenuto a realizzare un disegno in quella prospettiva che sia bisogno per intiera intelligenza del negozio. A fine dicembre arriva a Capo Passero l'architetto Camillo Camilliani. Il progetto da lui redatto di un forte da costruire sulla penisola del Passarino (l'attuale Isola di Capo Passero) non verrà preso in considerazione.

1596

Il 10 ottobre la Deputazione del Regno, presieduta da Giovanni Ventimiglia, marchese di Geraci (Presidente del Regno), scrive ai giurati di Noto esprimendo la ferma volontà di metter in essecutione l’opera lungamente procurata d'un forte designato a Capo Passaro per una spesa preventivata di 18.000 scudi, chiedendo un aiuto finanziario. Altre lettere dello stesso tenore vengono inviate ai giurati di Siracusa e al governatore di Modica.

1599

Il 25 marzo il viceré Bernardino de Cardines, duca di Maqueda, nomina depositario dei denari per la costruzione del forte il barone netino Carlo Giavanti. In primavera iniziano i lavori di costruzione del forte sotto la direzione tecnica dell'ingegnere regio Diego Sanchez (definito negli atti notarili ingegnerius fabrice Pachinni). Dal 12 maggio 1599 al 2 giugno 1600 il barone Giavanti eroga allo spagnolo Girolamo Trugillo, pagador de las fabricas di Cabo Paxaro, in dieci soluzioni, un totale di 2500 onze per pagare le maestranze e i materiali da costruzione.

1600

Il 27 luglio i tre Bracci del Parlamento siciliano (ecclesiastico, militare e demaniale) offrono al re Filippo III un donativo di 21.000 scudi per "fortificare il Capo Passaro", da riscuotersi in tre anni imponendo un’apposita tassa a tutte le città e terre del Regno di Sicilia.

1603

In primavera, dopo un'interruzione durata tre anni, riprendono i lavori di costruzione del forte. A presidiare il Capo Passero, fin dal mese di febbraio, il viceré Lorenzo Suarez de Figueroa, duca di Feria, aveva inviato una compagnia di fanteria spagnola al comando del capitano Alvaro Vives Sedano. Il 16 dicembre si ha notizia che il comandante del forte, lo spagnolo Giovanni Arrojo, fa istanza perché i guardiani a cavallo che perlustrano il litorale netino durante l’estate svolgano il loro servizio anche d’inverno, per sicurezza degli operai che lavorano alla costruzione del forte.

1604

Il 15 gennaio viene redatto il capitolato d’appalto per i lavori di costruzione del forte. Il viceré Lorenzo Suarez de Figueroa, duca di Feria, ordina al capitano d’armi Alfonso Madrigal di recarsi a Noto e in altre città viciniori per darsi a staglio la fabrica del Capo Passaro, cioè per assegnare i lavori mediante gara d’appalto, effettuando i relativi bandi. Nella lettera d’incarico viene accluso il capitolato d’appalto con il titolo “Capitulatione per li mastri staglianti c’haranno de pigliare a staglio la fabbrica della torre al presente cominciata nel Capo Passaro”. Il primo febbraio il Madrigal informa il viceré di aver ordinato al depositario dei denari per la costruzione della fortezza di somministrare le spese necessarie alla fabrica della forteza di Capo Passaro. Il 2 marzo il capitano d’armi Giovanni Arrojo informa il viceré che l’opera è stata data a staglio. Il 15 marzo il viceré scrive al capitano Arrojo espimendo soddisfazione per l’impegno profuso nel dar lo staglio e gli ordina d’haver cura che la fabrica (del forte) siegua della bontà contrattata con la dovuta diligenza e che s’osservj puntualmente la capitulatione. Risulta aggiudicatario dell’appalto mastro Domenico Caristi, originario di Messina ma residente a Palazzolo. Secondo gli accordi contrattuali, alla fabbrica devono lavorare almeno dodici mastri muratori effettivi, oltre ai manovali necessari. Ad aprile, su richiesta dell’Arrojo il viceré dispone di far arrivare da Siracusa, via mare, due cannoni di bronzo, cinquanta palle di ferro, trenta archibugi, trenta mezze picche e una notevole quantità di polvere da sparo per guarnitione e defensione della torre novamente fabricata nel Capo Passaro.

1606

Tra giugno e agosto è attestata la presenza dell’ingegnere regio Giulio Lasso nel cantiere del forte.

1607

A settembre il progetto originario del forte (quello dell’ingegnere Nobile?) viene ultimato sotto la direzione tecnica dell'ingegnere Giulio Lasso. Nel cantiere, pro complendo fortem Pachinni, prestano la loro opera, mastro Francesco Sortino, che ha il compito di intagliare la pietra arenaria, e i mastri Antonio Costantino e Giuseppe Zisa che hanno il compito di facere et complere totam illam fabricam rusticam necessariam fortis Pachinni. Gli ultimi interventi riguardano la posa in opera di tre tabulas lapideas: lo stemma del re Filippo III, quello del viceré Giovanni Ferdinando Paceco e una lapide commemorativa cum literis sculptis. Il 2 ottobre giunge al forte il viceré Giovanni Ferdinando Paceco, marchese di Vigliena, insieme a tutta la sua famiglia e ad un numeroso stuolo di notabili, ministri, ufficiali, soldati e personale di corte. Probabilmente il viceré è atteso per presiedere alla cerimonia di inaugurazione. Lo stesso giorno il viceré e il suo seguito proseguono per Noto (Antica) dove si soffermano fino al 5 ottobre.

1608

Il 18 dicembre mastro Biagio Bascetta di Noto viene remunerato con 7 onze e 28 tarì per 78 giorni di lavoro al forte come mastro d’ascia durante i quali ha realizzato il ponte levatoio e riparato alcuni carri rotti.

1609

Il 12 marzo mastro Gaspare Butera di Noto viene remunerato con 15 onze per sua mastria di haver scolpito et lavorato l’armi di Sua Catholica Maestà nostro signore re Philippo 3° (lo stemma in pietra arenaria che si staglia sopra l’ingresso del forte).

1610

In autunno è attestata la presenza a Noto dell’ingegnere regio Lelio Scalaleone.

1611

A fine maggio Erasmo Magno da Velletri, in navigazione su una galera toscana lungo le coste del Mediterraneo a caccia di navi barbaresche, giunge a Capo Passero e realizza un disegno del forte, il più antico ad oggi conosciuto.

1612

La guarnigione del forte è costituita da: Bartolomeo Spuita, castellano, Lorenzo Ridulfo e Vincenzo Baiardo, artiglieri, Francesco Sampelo, munizioniere, Giuseppe Basili, barbiere, Domenico Petrosello, timpanista, Alonso Martines Rojas, Iaymo Planes, Giovanni de Aranda, Giovanni Alvares, Giovanni Lopes, Girolamo Dulci e Antonio Camelas, soldati.

1615

La guarnigione del forte è costituita da Alonso Vasques, castellano, don Antonino Perri, cappellano, Lorenzo Ridulfo e Vincenzo Baiardo, artiglieri, Francesco Sampelo, munizioniere, Domenico Petrosello, timpanista, Alonso Martines Rojas, Iaymo Planes, Giovanni Aranda, Giovanni Alvares, Tonino Peres, Giovanni Lopes, Girolamo Dulci, Antonio Comelas, soldati. Il 4 aprile si pagano i falegnami netini Pietro Buscema e Filippo Cusbano, per havere accomodato l’ecclesia fora il detto forte stanti che fu necessario levarla ad effetto di potere fabricare, conformemente agli ordini dati dall’ingegnere regio Raffaele Locadello, ed anche per havere construtto le forme del dammuso dila gisterna.

1616

Il 26 febbraio il viceré Pietro Giron, duca di Ossuna, informa il secreto di Noto Giuseppe de Martino che a parere del regio ingegnere Raffaele Locadello della città di Siracusa, pro servitio regiarum fabricarum fortis Pachinni, non è conveniente estrarre pietra arenaria dalle cave di Morghella, dal momento che questa è troppo dura per essere facilmente lavorata, ed occorre quindi trovare altre cave di estrazione. Il 21 novembre il secreto di Noto fa redigere i Capitoli del staglio da donarsi a mastri pirriaturi et ogni altra persona che vi vorrà attendere sopra il bisogno di cantoni ordinarij di mina et peczotti di petra giorgiolena che tiene di bisogno la Regia Corte per le regie fabrice del forte di Capopassaro. Sulla base di questo nuovo capitolato d’appalto i blocchi di pietra arenaria s’hanno di cavare delli roine di peczi sotterranei di Stampaci (cioè dalle rovine del sito greco di Eloro) et similmenti di quelli peczi di misura che essa Regia Corte tiene di bisogno da perriarsi et cavarsi dalli perrere nominate di Cala Rossa vicino alla torre di Vindicari. Il giorno dopo mastro Francesco Nastasi, faber pirriator di Noto, si aggiudica l’appalto per facere et complere ut dicitur tutti quelli peczi et cantoni che serranno di bisogno per fare et complire la fabrica del detto regio forte di Capo Passaro.

1617

Il 26 agosto il secreto di Siracusa informa il viceré Francesco di Lemos, conte di Castro, che il depositario e il proconservatore della città di Noto, coadunati insieme, si trafichino il denaro della Regia Corte dedicato alla fabrica della fortecza di Capo Passaro et alli staglianti et operarii dilatano il pagamento di loro travagli per molti giorni et alla fine li sadisfano con vino aceto fromenti tructi pane crudo e tonnine et sarde guaste, oltre che nella fabrica sudetta vi è stata molta fraude cossì per non essere stata fatta magistrevolmente conforme alla capitulatione come anco nella misura. Il 23 settembre il viceré scrive al secreto di Siracusa ordinandogli di recarsi in detta città di Noto e fortecza di Capo Passaro e dove sarà bisogno per il Regno allo scopo di scoprire le fraudi e mala amministratione di dette fabrice e fortecza procedendo alla captura delle debite informationi.

1619

Il 26 aprile mastro Gerlando Petralito di Noto, che aveva preso ad staglium ... tutta la quantità di cantoni pezzi et petra rustica pro complendo et fabricando stalium fabricarum regii fortis Pachinni per toto illo tempore quo fuerit necesse usque quo complerentur dicte fabrice, lascia l’incarico di fornitore di pietra e lo cede a mastro Francesco Sortino. Tra la fine di ottobre e i primi di novembre si ha notizia della presenza a Noto dell’ingegnere regio Lelio Scalaleone.

1620

Il 23 settembre lo spagnolo Francesco Sampelo, munizioniere del regio forte di Capo Passero, prende in consegna da Santoro Cannizzaro, padrone della feluca chiamata S. Maria di Porto Salvo, una menza colombrina fundata per conto di detta forteza di Capo Passaro con li infrascritti signi cioè con li armi reali et sotto dette armi con li armi del generale dell’artigliaria et sopra il ciglione con lettere quali dicono magister Simon de Messana me fecit con il millesimo del 1619 di peso di cantara trenta.

1621

Il 9 marzo il viceré Francesco di Lemos nomina nuovo castellano del forte di Capo Passero il tenente spagnolo Giuseppe Boldo che prende il posto di Alonso de Luque.

1622

Il primo febbraio il viceré Francesco di Lemos nomina nuovo castellano del forte di Capo Passero l’alfiere spagnolo Francesco Castellon che prende il posto di Giuseppe Boldo. A settembre la guarnigione è costituita da: Francesco Castellon, castellano, don Pietro Monello, cappellano, Antonio Rodriques, sergente, Pietro de Bernardo e Girolamo Ragazzo, artiglieri, Francesco Sampelo, munizioniere, Orazio Giallongo, timpanista, Paolo Velles, barbiere, Giovanni Aranda, Pietro Gonzales, Pietro Hernandes, Giovanni Lopes, Girolamo Dulci, Antonio Comelas, soldati.

1623

Il 18 novembre l’alfiere Francesco Castellon, castellano del forte di Capo Passero, detta il proprio testamento al notaio Martino Presti. Il giorno dopo risulta già defunto. Lo sostituisce l’alfiere spagnolo Lope di Medrano.

1627

Il primo luglio il viceré Antonio Pimentel, marchese di Tavora, ordina lo stanziamento di 600 onze per spenderse nella fortificatione di Capo Passaro. A settembre la guarnigione del forte è costituita da Lope Medrano, castellano, don Pietro Monello, cappellano, Francesco Sgroi, artigliere (subentrato al posto di Pietro de Bernardo qui se fugivit a forte), Lucio Felici, artigliere, Pasquale d’Angelo, Francesco Velles, barbitonsor, Bartolomeo Petrosello, timpanista, Diego Hernandes, Juan Lopes, Francesco Mexia, Michele d’Aranda, Girolamo Dulci, Antonio Gonzales, Pietro de Olivero e Giovanni Peres, soldati.

1631

Il primo settembre muore l'alfiere Lope di Medrano, castellano del forte di Capo Passero. Per sua volontà testamentaria viene sepolto nella cappella del forte, sutta la fonti di l’acqua benedetta, dove ancora oggi si trova la lastra tombale in marmo che reca inciso il suo nome. Nell’Archivio di Stato di Siracusa, sezione di Noto, è custodito il testamento del Medrano, dettato in punto di morte al cappellano del forte, don Mario Napolino.

1632

Nuovo castellano del regio forte di Capo Passero è lo spagnolo Giovanni Xaramillo de Contreras. Il 6 novembre il viceré Ferdinando Afan de Ribera, duca di Alcalà, ordina al secreto di Noto (Cesare de Martino) e al proconservatore (Giovan Giacomo Calvo) di sequi terminare et finire fabricas regii fortis Pachinni in territorio huius civitatis Neti ad effectum illum complendi pro servitio Sue Catholice Maestatis et beneficio publico indicendo regolare gara d’appalto. La gara per lo staglio ha luogo a Noto, nella Piazza Maggiore, il giorno di domenica 5 dicembre. Risulta aggiudicatario dei lavori mastro Mariano Celestri di Noto.

1633

Il 15 ottobre, in seguito alla morte dell’alfiere Giovanni Xaramillo de Contreras, castellano del regio forte di Capo Passero, il viceré Ferdinando Afan de Ribera, duca di Alcalà nomina in sua vece l’alfiere Lorenzo Fernandez. La guarnigione è inoltre costituita da don Pietro Monello, cappellano, Pasquale Falcone e Pietro Rivera, artiglieri, Nicolò Caldes, barbiere, Bartolomeo Petrosello, timpanista, Giovanni Lopes, Girolamo Dulci, Sebastiano de Lorena, Giovanni Torres, Giovanni dela Fuente, Pietro Pugasol e Diego Lopes, soldati. Il 25 ottobre si redige l’inventario dei beni del forte, tra cui risultano in primis lo stendardo in tela di dicto forte depinto con li armi di Sua Catholica Maestà, una menza colombrina con soi roti et caxa, menzo cannone con soi roti et caxa, dui sagri imperiali con soi roti et caxa, dui pitreri con soi roti et caxa, barrili di polvere n° sessantadui ecc. ed anche un tabernacolo per il SS. Sacramento... un quatrecto di Santa Maria l’Anunciata con so corona d’argento ... dui missali per la missa ... lo libro del battisterio ecc.

1635

Sono in progetto i lavori per fari la balaustrata seu parapecto delli currituri che circaxino li cameri intro la forteza di Capo Passaro et per dar principio ad balaustrata seu parapecto conforme al mandato directo al depositario della Regia Corte.

1640 c.

Il maestro incisore e disegnatore Francesco Negro, su incarico del re Filippo IV, realizza il primo rilievo architettonico (planimetrico e prospettico) del forte di Capo Passero. Pietro Nicolaci, gabelloto della tonnara di Capo Passero, fa costruire a proprie spese, con l’autorizzazione del castellano del forte Aloysio la Pegna, una loggia e un magazzino sull’isola pro esercitio dicte tonnarie.

1664

Il pittore olandese Willem Schellinks, nel suo tragitto verso Malta, si ferma una notte a Capo Passero e ritrae una "veduta pittoresca del forte di Capo Passaro".

1671

Si ha notizia del proditorio assalto di due vascelli nemici che mette a repentaglio la sicurezza del forte. Grazie però all'intervento della milizia della città di Noto vengono discacciati li riferiti nemici dal detto forte. Il viceré Claudio Lamoraldo, principe di Ligne, si congratula dell'impresa con i giurati di Noto havendo servito per negotio cossì importante alla Real Corona, come è il soccorso e difesa del suo forte.

1683

Il forte è presidiato da soldati spagnoli al comando del capitano don Manuel Bustamante. La guarnigione conta 10 soldati semplici, un munizioniere, due artiglieri, un tamburino, due barcaioli (uno è italiano) e un barbiere, più il cappellano don Filippo Arcera.

1705

L'ingegnere militare italiano Giuseppe Formenti realizza una planimetria a volo d'uccello della "Pen isla y castillo de Cavo Pajaro".

1713

La guarnigione del forte conta 25 soldati spagnoli con a capo il castellano, don Francesco Carta, originario di Palermo.

1720/1735

Il forte è presidiato da soldati tedeschi.

1732

A ottobre il cavaliere siracusano Gaspare Diamante, carcerato nel forte per ordine di Sua Eccellenza il Viceré, si suicida gettandosi dalla terrazza.

1753

In forza di un breve apostolico di Papa Benedetto XIV (5 marzo 1753) viene sancito che la piccola cappella del forte non può garantire l'immunità ecclesiastica a colore che, in conflitto con la legge, si rifugiano al suo interno.

1770

L'aristocratico scozzese Patrick Brydone, autore del libro "A tour trhough Sicily and Malta", giunge a Capo Passero il 2 giugno e ne descrive i luoghi e la fortezza. Dalla conversazione avuta con un ufficiale della guarnigione viene a conoscenza che il forte di Capo Passaro serve come luogo d'esilio per i delinquenti militari.

1775

Il 15 ottobre mastro Filippo Butera e mastro Rocco Scirè vengono pagati per aver trasferito il reo Francesco Iaconelli di Agrigento dal castello di Capopassaro al carcere di Noto per essere stato ammalato. Il 10 ottobre lo Iaconelli fugge, dopo aver discassato le carceri, ma dopo due giorni e due notti di ricerche viene ritrovato e ricondotto al castello di Capo Passaro.

1778

Il pittore Louis Ducros, nel suo viaggio in Sicilia, ritrae l'isola e il forte in un dipinto dal titolo "Vue du Cap Passaro (Pachynum Promontorium)".

1780

Il sacerdote Antonino Maria Tedeschi, in un manoscritto dal titolo "Commentari sacro-politici di Noto", interpreta erroneamente un passo del libro "De rebus netinis" di Vincenzo Littara (1593) affermando che il Castello detto di Capo Passaro fu distrutto da Dragut nel 1526. La falsa notizia è riportata dal parroco Simone Sultano nel libro "Pachino e i suoi dintorni" (1939) e successivamente da altri autori, compresi autorevoli storici, in molte pubblicazioni.

1781

Il governatore del forte è lo spagnolo Michele Cortada. Il cappellano regij oppidi castri Pachini è don Luca Bonfiglio. Leonardo, Gabriele e Francesco Chiaramida sono marinai barcaioli a servizio del forte. Carmelo Melfi è medicus fisicus. Pietro Russo, oriundo di Spaccaforno, è barbitonsor.

1802

A novembre alcuni ingegneri militari italiani redigono la pianta del forte con la rappresentazione dei tre piani e la distribuzione degli alloggi e delle stanze di servizio.

1809

A dicembre lo scrittore e drammaturgo inglese John Galt, nel tragitto da Siracusa a Malta, è costretto dal maltempo a ripararsi presso il Capo Passero. Nel suo resoconto di viaggio "The autobiographi of John Galt" lascia un'interessante testimonianza della sua visita al forte, sostenendo che il piccolo castello è usato come luogo di confino per criminali che sono stati condannati ad una reclusione perpetua.

1816 c.

L'ufficiale della marina britannica sir William Henry Smyth, nel corso di un'indagine conoscitiva sulle fortificazioni costiere siciliane, viene ospitato a Capo Passero dal comandante del forte, don Orazio Mottola, vecchio gentiluomo d’antico stampo, con venerabili capelli bianchi e le decorazioni dell'ordine di Costantino sulla sua antiquata ma linda uniforme.

1823

Ufficiali militari austriaci redigono la pianta e la sezione del forte di Capo Passero.

1848

E' l'ultimo anno in cui è attestata la presenza di militari nel forte a guardia di carcerati condannati per reati comuni.

1871

Viene costruito un piccolo faro sullo spigolo di nord-est. Il forte inizia ad essere abitato da personale della Marina Militare Italiana che provvede all'accensione notturna dell’impianto. Si tratta di un faro diottrico di quinta classe, ad una fiamma, a luce intermittente bianca con splendori rossi, con portata di 14 miglia.

1914

Il faro viene sostituito con uno più moderno alimentato con gas acetilene. Negli anni della prima guerra mondiale il forte è presidiato da una squadra di artiglieri dell'Esercito italiano che coabita con i militari della Marina.

ANNI '50

Per l’accensione del faro viene adottato il meccanismo olandese a valvola solare, alimentato a gas propano. Appena il nuovo congegno è in grado di funzionare autonomamente, finisce il servizio di guardianìa al faro e la gestione viene affidata ai responsabili del vicino Faro Cozzo Spadaro.

1975

In seguito all'applicazione dei D.P.R. n° 365 e n° 637 del 30/08/1975, con i quali viene sancito il passaggio delle competenze in materia di beni culturali e ambientali dallo Stato alle Regioni, il forte di Capo Passero diviene proprietà della Regione Siciliana.

1987

Vengono avviati dei lavori di restauro del forte sotto la direzione della Soprintendenza ai Monumenti della Sicilia Orientale.

ANNI '90

Il faro funziona elettricamente, con alimentazione da energia fotovoltaica, mediante controllo telematico a distanza. La sua portata luminosa è di 10,8 miglia mentre la caratteristica luminosa è: luce 1", eclissi 2", luce 1", eclissi 6", periodo di 10"

2007

Si porta a compimento, dopo quasi tre anni di lavori, il restauro del forte, grazie al Progetto Integrato Territoriale (PIT) Ecomuseo del Mediterraneo che vede la collaborazione tra la Soprintendenza ai BB.CC.AA. di Siracusa, la Provincia Regionale di Siracusa e il Comune di Portopalo di Capo Passero. Il progetto è inserito nel POR Sicilia 2000-2006. Il finanziamento principale di 1.807.600 euro proviene da fondi FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale).

2009

L'8 settembre si svolge a Portopalo di Capo Passero la cerimonia ufficiale di inaugurazione del forte, ma la struttura resta chiusa per altri cinque anni.

2014

In estate, grazie ad una convenzione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa, i volontari di Legambiente accompagnano i turisti a visitare il forte.

 

(ultimo aggiornamento: 25/06/2014)

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