LINEAMENTI MORFOLOGICI
E GEOLOGICI
L'Isola
di Capo Passero si affaccia sul Mar Ionio, di fronte
alla cittadina di Portopalo, nell'estrema punta
meridionale della Sicilia. E' estesa circa 35 ettari ed è
separata dalla terraferma da un esile braccio di mare poco profondo.
Prevalentemente piatta e rocciosa, dai bordi frastagliati, raggiunge
l’altitudine massima di 21 metri nella porzione più
orientale, dove si erge un'imponente fortezza seicentesca. Sul
lato settentrionale ed in quello sud-orientale l'isola è
delimitata da scogliere alte e a strapiombo sul mare, costellate
da grotte di abrasione marina; alcune di esse hanno origine carsica
e solo successivamente sono state rimodellate dall'azione erosiva
del mare. Le superfici rocciose più prossime alla linea
di costa, incessantemente sottoposte alla furia dei frangenti,
sono prive di vegetazione e mostrano una morfologia estremamente
tormentata, dove anche la corrosione chimica gioca un ruolo importante.
Verso l'interno il pianoro roccioso è piuttosto uniforme
e ricoperto da una fitta e rigogliosa gariga a Palma nana.
Nella parte sud-occidentale si trova l'unica piccola spiaggia
sabbiosa, il cui profilo è modificato di anno in anno dalle
correnti marine. Sulla sponda opposta alla spiaggia si apre un'ampia
insenatura, detta delle Saline, caratterizzata
da una miriade di piccoli scogli affioranti che emergono da un
fondale poco profondo e con acque calme. Lungo la costa sud-orientale,
sopra le falesie calcaree, si possono talora osservare delle marmitte
fossili di origine marina che conservano ancora al loro interno
grossi ciottoli arrotondati. Nel settore meridionale sono presenti
dune litoranee, parzialmente stabilizzate dalla vegetazione spontanea,
costituite da ammassi sabbiosi di forma allungata e di esiguo
spessore.
I fondali che bordano l'isola sono di natura rocciosa, fatta eccezione
per il breve tratto antistante la spiaggia, che è sabbioso;
essi racchiudono habitat molto particolari dove trovano rifugio
ricche associazioni vegetali e animali. Di particolare interesse
per la speleologia subacquea sono due cavità sommerse,
la Grotta Betsabea lungo la costa sud-orientale
e la Grotta Enfasi in corrispondenza dello Scoglio
Maltese.
Sotto l'aspetto geologico l'isola è costituita in prevalenza
da rocce calcaree poggianti su un basamento vulcanico.
I termini più antichi sono dati da lave a composizione
basaltica che affiorano lungo la costa occidentale. Le eruzioni
risalgono al periodo cretacico ed ebbero inizio circa 80 milioni
di anni fa da un fondale marino profondo alcune centinaia di metri.
Il limite superiore della formazione vulcanica è segnato
da un conglomerato a grossi ciottoli lavici, ben visibile in località
I Ruttazzi, che contraddistingue l'inizio del
ciclo sedimentario marino. Al conglomerato si sovrappongono calcari
fossiliferi tenaci, di colore grigio-avano, in grossi
banchi a giacitura orizzontale o con debole pendenza verso sud-est.
Si tratta di calcari di scogliera, con abbondanti
macrofaune a rudiste, coralli
e grandi gasteropodi, di età tardocretacica
(65 milioni di anni), che si estendono su gran parte dell’isola
superando i 20 metri di spessore.
Particolare interesse paleontologico rivestono le località
fossilifere a rudiste, molluschi bivalvi
oramai estinti; la maggior parte degli esemplari presenta gusci
molto grandi, di forma conica allungata e ricurva. Altrettanto
interessanti sono i resti fossili di coralli e di gasteropodi
giganti del genere Actaeonella.
Lungo la costa sud-orientale affiorano calcari bianco-grigiastri
del periodo eocenico (50 milioni di anni) a stratificazione
evidente, con grandi quantità di Nummulites,
piccoli organismi marini unicellulari di forma discoidale. Il
contatto è marcato da una faglia distensiva orientata
NE-SW e contraddistinta da brecce milonitiche.
In corrispondenza della dislocazione gli strati eocenici sono
piegati verso l'alto per un effetto di trascinamento ed assumono
inclinazione di 35 gradi (località Lo Scivolone).
I termini più recenti sono costituiti da depositi di tipo
continentale come gli accumuli detritici e le dune eoliche.
ASPETTI VEGETAZIONALI
La vegetazione
dell'isola risente della particolare situazione ambientale
e delle variazioni di suolo e di salinità che ivi si riscontrano.
Comune denominatore è la spiccata capacità di adattamento
alle condizioni di aridità. La gariga a Palma nana
(Chamaerops humilis) tipica dei suoli
rocciosi, è particolarmente sviluppata e folta ed occupa
diffusamente la parte centrale, lontano dagli spruzzi delle onde.
La sua considerevole estensione rappresenta la più nota
peculiarità dell'isola, al punto da meritare l'attenzione
di autorevoli organismi scientifici che da tempo ne raccomandano
la tutela.
Tra le palme si riscontra, di tanto in tanto, il Lentisco
(Pistacia lentiscus) arbusto sempreverde
con fiori e frutti di colore rosso. A sud del palmeto si estende
la gariga a Spinaporci (Sarcopoterium
spinosum), costituita da fitti e bassi cespugli
ramosissimi e spinosi, che verso est lascia il posto ad una copertura
a Basilisco (Cachrys sicula).
Nella parte più meridionale, in corrispondenza delle dune
sabbiose, si osserva una vegetazione alofila,
resistente agli alti tenori di salinità, costituita dalla
Gramigna delle spiagge (Agropyron
junceum), dal Giglio marino
(Pancratium maritimum), dalla Salsola
(Salsola kali), dall'Euforbia
(Euphorbia paralias) e dal Ravastrello
marittimo (Cakile maritima).
Nella zona del retroduna è diffuso l'Ononide
(Ononis ramosissima), pianta erbacea
con fiori gialli a corolla campanulata. Piuttosto spoglia, dal
punto di vista vegetazionale, è la costa rocciosa di nord-est,
frequentemente battuta dai venti e dalle onde alte. Compaiono
qui specie rupicole come il Limonio sinuato
(Limonium sinuatum), il Finocchio
marino (Crithmum maritimum)
e la Salicornia (Arthrocnemum glaucum).
La vegetazione dei fondali marini è dominata dalle alghe
brune del genere Cystoseira; più
al largo si estendono praterie di Posidonia oceanica
che ospitano innumerevoli nicchie ecologiche.
STORIA
Dai tempi più remoti fino a tutto il XVII secolo l'isola
era unita alla terraferma da un sottile istmo sabbioso che la
congiungeva alla Spiaggia del Collo, nei pressi
dell'abitato di Portopalo. Nelle mappe antiche
il Capo Passero era infatti rappresentato come
un promontorio roccioso che formava una stretta penisola protesa
ad est. Successivamente il gioco delle correnti ha determinato
lo smantellamento del cordone sabbioso e il formarsi di un piccolo
canale, largo poco più di 200 metri.
Sul punto più alto dell'isola si eleva una fortezza,
la cui costruzione risale agli inizi del XVII secolo,
periodo in cui dominavano in Sicilia gli spagnoli della Casa
d’Asburgo. Essa aveva funzione di baluardo e difesa
contro le scorrerie dei corsari turchi e dei pirati barbareschi
e a tale scopo fu presidiata da guarnigioni militari sino agli
inizi dell'800. L’ingresso è rivolto ad oriente e
anticamente si accedeva attraverso un ponte levatoio. Sopra il
portone campeggia, in pessimo stato di conservazione, lo
stemma del Re Filippo III, scolpito nella pietra
arenaria.
Lungo il sentiero che dalla spiaggia conduce alla fortezza si
osservano le rovine di una chiesetta
seicentesca intitolata alla Madonna del Carmelo
e adibita ad uso cimiteriale. In corrispondenza del piccolo approdo
si trovano dei casamenti a servizio della tonnara,
forse già esistenti alla fine del XVII secolo, utilizzati
per il ricovero delle barche e come officine dei calafati.
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