Il Forte di Capo Passero
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Ubicato nell'estrema punta meridionale della Sicilia,
il Forte di Capo Passero
è una pregevole opera di architettura militare
realizzata agli inizi del '600.
Meticolose ricerche storico-archivistiche
permettono oggi di conoscerne la vera storia.
ISOLA DI CAPO PASSERO
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La visita al forte spagnolo rappresenta una buona occasione per scoprire le bellezze naturalistiche dell’Isola di Capo Passero. Tutelata come Sito di Interesse Comunitario (SIC) per gli importanti aspetti floro-faunistici, l’isola merita di per sé un’escursione anche per le particolari caratteristiche geomorfologiche, litologiche e paleontologiche. Sotto l’aspetto vegetazionale, inoltre, può essere considerata un vero e proprio giardino botanico per la presenza di oltre 250 specie di piante appartenenti alla macchia mediterranea.

LINEAMENTI MORFOLOGICI E GEOLOGICI

L'Isola di Capo Passero si affaccia sul Mar Ionio, di fronte alla cittadina di Portopalo, nell'estrema punta meridionale della Sicilia. E’ estesa circa 35 ettari ed è separata dalla terraferma da un braccio di mare poco profondo, largo appena 300 metri. Prevalentemente piatta e rocciosa, dai bordi frastagliati, raggiunge l’altitudine massima di 21 metri nella porzione più orientale, dove si erge il forte seicentesco. Sul lato settentrionale ed in quello sud-orientale l’isola è delimitata da scogliere alte e a strapiombo sul mare, costellate da grotte di abrasione marina; alcune di esse hanno origine carsica e solo successivamente sono state rimodellate dall’azione erosiva del mare. Le superfici rocciose più prossime alla linea di costa, incessantemente sottoposte alla furia dei frangenti, sono prive di vegetazione e mostrano una morfologia estremamente tormentata, dove anche la corrosione chimica gioca un ruolo importante.

Verso l’interno il pianoro roccioso è piuttosto uniforme ed è prevalentemente occupato dalla gariga a Palma nana. Nella parte sud-occidentale, dove occupa uno spazio molto ridotto, si trova l’unica spiaggia sabbiosa dell’isola, il cui profilo viene modificato di anno in anno dalle correnti marine. Sulla sponda opposta alla spiaggia si apre un’ampia insenatura, detta delle saline, caratterizzata da una miriade di piccoli scogli affioranti che emergono da un fondale poco profondo e con acque calme. Lungo la costa sud-orientale, sopra le falesie calcaree, si possono talora osservare delle marmitte fossili di origine marina che conservano ancora al loro interno grossi ciottoli arrotondati. Nel settore meridionale sono presenti dune litoranee, parzialmente stabilizzate dalla vegetazione spontanea, costituite da ammassi sabbiosi di forma allungata e di esiguo spessore.

I fondali che bordano l’isola sono di natura rocciosa, fatta eccezione per il breve tratto antistante la spiaggia, che è sabbioso: essi racchiudono habitat molto particolari dove trovano rifugio ricche associazioni vegetali e animali. Di particolare interesse per la speleologia subacquea sono due cavità sommerse, la Grotta Betsabea lungo la costa sud-orientale e la Grotta Enfasi in corrispondenza dello Scoglio Maltese.

Dal punto di vista geologico l’isola è costituita in prevalenza da rocce calcaree poggianti su un basamento vulcanico. I termini più antichi sono dati da lave a composizione basaltica, effuse dal fondale marino circa 80 milioni di anni fa, affioranti lungo la costa occidentale. Il limite superiore della formazione vulcanica è segnato da un conglomerato a grossi ciottoli lavici, ben visibile in località I ruttazzi, che contraddistingue l’inizio del ciclo sedimentario marino.

Al conglomerato si sovrappongono calcari fossiliferi tenaci, di colore grigio-avana, in grossi banchi a giacitura orizzontale o con debole pendenza verso sud-est. Si tratta di calcari di scogliera, con abbondanti macrofaune a molluschi e coralli, di età tardocretacica (65 milioni di anni), che si estendono su gran parte dell’isola superando i 20 metri di spessore.

Particolare interesse paleontologico rivestono le località fossilifere a rudiste, molluschi bivalvi oramai estinti; la maggior parte degli esemplari, inglobati nella dura roccia calcarea, presenta gusci molto grandi, dalla conchiglia conica e allungata e dalla forma ricurva. Altrettanto interessanti sono i resti fossili di gasteropodi giganti, visibili soprattutto negli affioramenti rocciosi prossimi alla spiaggetta sabbiosa.

Lungo la costa sud-orientale affiorano calcari bianco-grigiastri del periodo eocenico (50 milioni di anni) a stratificazione evidente, con grandi quantità di Nummulites, piccoli organismi marini di forma discoidale. Il contatto con i calcari cretacei è marcato da una faglia orientata NE-SW e contraddistinta da brecce milonitiche. In corrispondenza della dislocazione gli strati eocenici sono inclinati verso sud-est con pendenze che possono superare i 30 gradi (località Lo scivolone). I termini litologici più recenti sono costituiti da depositi di tipo continentale, come gli accumuli detritici e le dune eoliche.


ASPETTI VEGETAZIONALI


La vegetazione dell'isola risente della particolare situazione ambientale e delle variazioni di suolo e di salinità che ivi si riscontrano. Comune denominatore è la spiccata capacità di adattamento alle condizioni di aridità.

La gariga a Palma nana (Chamaerops humilis) tipica dei suoli rocciosi, è particolarmente sviluppata ed occupa diffusamente la parte centrale, lontano dagli spruzzi delle onde. La sua considerevole estensione rappresenta la più nota peculiarità dell'isola, al punto da meritare l'attenzione di autorevoli organismi scientifici che da tempo ne raccomandano la tutela.

Tra le palme si riscontra, di tanto in tanto, il Lentisco (Pistacia lentiscus) arbusto sempreverde con fiori e frutti di colore rosso. A sud del palmeto si estende la gariga a Spinaporci (Sarcopoterium spinosum), costituita da fitti e bassi cespugli ramosissimi e spinosi, che verso est lascia il posto ad una copertura a Basilisco (Cachrys sicula).

Nella parte più meridionale, in corrispondenza delle dune sabbiose, si osserva una vegetazione alofila, resistente agli alti tenori di salinità, costituita dalla Gramigna delle spiagge (Agropyron junceum), dal Giglio marino (Pancratium maritimum), dalla Salsola (Salsola kali), dall'Euforbia (Euphorbia paralias) e dal Ravastrello marittimo (Cakile maritima).

Nella zona del retroduna è diffuso l'Ononide (Ononis ramosissima), pianta erbacea con fiori gialli. Piuttosto spoglia, dal punto di vista vegetazionale, è la costa rocciosa di nord-est, frequentemente battuta dai venti e dalle onde alte. Compaiono qui specie rupicole come il Limonio sinuato (Limonium sinuatum), il Finocchio marino (Crithmum maritimum) e la Salicornia (Arthrocnemum glaucum).

La vegetazione dei fondali marini è dominata dalle alghe brune del genere Cystoseira; più al largo si estendono praterie di Posidonia oceanica che ospitano innumerevoli nicchie ecologiche.


STORIA

Dai tempi più remoti e fino alla metà del XVIII secolo l'isola era unita alla terraferma da un sottile istmo sabbioso che la congiungeva alla Spiaggia del Collo, nei pressi dell'abitato di Portopalo. Nelle mappe antiche il Capo Passero era infatti rappresentato come un promontorio roccioso che formava una stretta penisola protesa verso est. Successivamente il gioco delle correnti ha determinato lo smantellamento del cordone sabbioso e il formarsi di un piccolo canale, largo circa 300 metri.

Sulla sponda occidentale dell’isola si osservano i vecchi caseggiati della tonnara di Capo Passero, dove sono ancora allocate, ma ormai in disuso, le imbarcazioni utilizzate per la pesca dei tonni (scieri) e le grandi ancore di ferro. Il nucleo originario dei caseggiati risale al 1640 e fu fatto costruire da Pietro Nicolaci, gabelloto della tonnara.

Dal punto di attracco delle barche si snoda un sentiero che conduce al forte spagnolo e che attraversa l’isola in senso longitudinale per circa 800 metri. Lungo il sentiero, percorribile solo a piedi, si incontrano le rovine di una chiesa intitolata alla Madonna del Carmelo, eretta nel XVII secolo. Nei pressi del forte è la statua della Vergine Maria Scala del Paradiso, opera dall’artista fiorentino Mario Ferretti, qui collocata nel 1959 sopra un alto piedistallo a protezione dei navigatori.

(ultimo aggiornamento: 11/06/2014)

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