L'alfiere spagnolo Lope di Medrano fu castellano
del forte di Capo Passero dal 1623 al 1631. Sposato
con la nobildonna netina Dorotea Sortino, il
Medrano morì, probabilmente di peste, il 1°
settembre 1631 e fu sepolto nella cappella del forte.
La lastra in marmo bianco che ricopre la sua tomba oramai da tempo
violata (vedi
foto) reca la seguente iscrizione:
D. O. M.
QUI GIACE L’ALFIER
LOPE DI MEDRANO
IL P° DI 7BRE XV
INDI 1631
Recenti ricerche storico-archivistiche hanno permesso di ritrovare
il testamento, scritto di proprio pugno dal Medrano pochi giorni
prima di morire, dove egli stesso esprimeva la volontà
di essere seppellito "sutta la fonti di l’acqua
beneditta".
Qui di seguito il Testamento olografo di Lope di Medrano
(vedi
anche immagine dell'originale):
"
In Dei nomine, Amen. Nella forteza di Capo Passaro.
Sepan quantos esta carta di testamento vieren come io lo alferes
Lopes de Midrano castillano d’esta forteza di Capo Passaro
stando in mio giudicio naturale mando l’anima a Nostro Signore
che la feci e il corpo mando alla terra.
Item mando centocinquanta unczi a la caxa di malo oblato della
cità di Noto li quali si hanno di pigliari delli duicento
unzi che io riscattai della roba di mia muglieri che pagava ogni
anno a Cavaleri.
Di pio mando unzi quatro alla cappella di nostra Donna dello Rosario
di detta cità.
Pio mando altri unzi quatro alla ecclesia di Santo Agustino in
detta cità.
Di pio altri unzi quatro mando alla ecclesia dovi si celebrano
li missi di li animi del Purgatorio.
Di pio mando altri unzi quatro alla ecclesia di Santo Gioseppi
in detta cità.
Di pio mando altri unzi quatro di elemosina alli cappucini della
terra di Spaccaforno per agiuto di la frabica.
Essendo Idio servito di levarmi in Capo Passaro è la mia
voluntà sepelirme sutta la fonti di l’aqua beneditta
e andara uno soldato a portari questa limosina e di mandara uno
sacco per sepelireme dentro di quello e si mettirà una
pietra di marmora la quali tenirà li lettiri che dicano
che chi iaci lo alferis Lope di Midrano con il suo millesimo e
lasso al signor don Mario Napolino per mio testamentario a ciò
faccia tutto quello che io per questa lasso scritto e per quello
che venirà.
Item mando per l’anima mia che dicano in Noto messi tricento
in altare privilegiato e cento che mi dica il signor don Mario.
Di pio lasso a Anna di nationi nixiuta mia scava, quali comprai
con mio dinaro, franca e libera e li lasso unzi sidici e tarì
vinti a ciò si possa maritari si beni non nexa di la scavitù
mentri la signora mia muglieri …"
(manca la parte finale del testamento)
|