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Sul finire del XVI secolo,
per mettere un freno alle continue scorrerie turco-barbaresche che
si susseguivano a Capo Passero, nell'estrema punta
a sud est della Sicilia, si decise di costruire in questi luoghi
una fortezza, presidiata da una guarnigione di soldati ed armata
con pezzi di artiglieria. Capo Passero era diventato, infatti, un
consueto punto d'approdo per pirati e corsari, che qui si rifornivano
d’acqua e si abbandonavano a saccheggi e razzie, catturando
spesso poveri sventurati da condurre in schiavitù in terra
d’Africa o a Costantinopoli. Nell’aprile del
1583 la Deputazione del Regno, presieduta
dal Vicerè Marcantonio Colonna, ordinò
all'ingegnere Giovanni Antonio del Nobile di recarsi
a Capo Passero "a riconoscer diligentemente le torri et
forti che vi bisognino, per scoprimento di cale, corrispondenza
de’ segni et maggior sicurezza di quella parte".
Ma è solo tredici anni più tardi, nel 1596,
che la Deputazione espresse la ferma volontà di "metter
in essecutione l’opera lungamente procurata d’un forte
designato a Capo Passero", preventivando una spesa di
18.000 scudi. I lavori di costruzione veri e propri
iniziarono nella primavera del 1599, sotto la direzione
tecnica dell'ingegnere regio Diego Sanchez, ma
si interruppero l'anno seguente, per mancanza di fondi. Nel luglio
del 1600, per "fortificare il Capo Passero",
il Parlamento siciliano offrì al Re Filippo III
un donativo di 21.000 scudi, imponendo una tassa
a tutte le città e terre del Regno di Sicilia.
I lavori di costruzione ripresero nel 1603 e furono
completati nel settembre del 1607, sotto la direzione
dell'ingegnere Giulio Lasso. Gli ultimi interventi
riguardarono la posa in opera dello stemma reale,
scolpito nella pietra arenaria, che fu collocato sopra il portale
d’ingresso della fortezza. Il 2 ottobre 1607,
pochi giorni dopo il completamento dei lavori, giunse in visita
al forte il Vicerè Giovanni Ferdinando Paceco,
marchese di Vigliena, insieme a tutta la sua famiglia
e ad un numeroso stuolo di notabili, ministri, ufficiali, soldati
e personale di corte. Il Vicerè, molto probabilmente, era
atteso per presiedere alla cerimonia di inaugurazione.
Nel corso del '700 il forte servì anche da prigione
e luogo di confino per i soldati che avevano avuto noie
con la giustizia, e fino al 1830 continuò
a svolgere un'importante funzione difensiva contro le scorrerie
dei predoni provenienti dalla vicina Africa. Nel 1871,
con la costruzione di un piccolo faro sulla terrazza,
il forte fu abitato da personale della Marina Militare, che provvedeva
all'accensione notturna dell'impianto. Solo alla fine degli
anni '50 del Novecento, quando il faro fu provvisto di
un congegno di accensione automatico, il servizio di guardianìa
terminò e il forte non costituì più presidio
militare. |
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